Bassa stagione

Ecco un’altra tappa dei miei “piccoli viaggi” o meglio spostamenti; questa volta andremo al mare. Il mare in questione è quella parte di mar Ligure, nel tratto costiero che dalle Cinque Terre arriva fino alla punta settentrionale della Toscana, Forte dei Marmi.

Ma cosa c’è da vedere in questi luoghi così frequentati e conosciuti da tutti, fotografati da molti, raffigurati in vario modo: cinema, libri, canzoni, poesie ecc.

Ecco, ci ho pensato e alla fine mi son detto:

  1. Questi luoghi, mete turistiche di rilievo internazionale, sono frequentati in massa durante l’estate, e allora io ci vado in Bassa Stagione, in inverno, alla ricerca di quella loro essenzialità che in estate è offuscata dalla massiccia e caratterizzante presenza truistica.
  2. A cosa rivolgo la mia attenzione? A quel mare ed a quei luoghi che in inverno, sembrano sonnecchiare in attesa dell’arrivo dell’alta stagione estiva anche se, in realtà, le specifiche attività umane, continuano tuttavia a svolgersi; alcune senza particolare variazione come quelle portuali legate al commercio, o quelle produttive come la pesca, mentre altre come quelle turistico-commerciali, con minore intensità. Anche il mare cambia sembianza, spesso è più vigoroso, agitato, ed anche i suoi colori ed i suoi orizzonti cambiano nettamente aspetto.

Ho cercato, inoltre, di illustrare quel mare forte che aggredisce con le sue onde la costa e nei millenni l’ha modellata, dando origine a isole, scogli, insenature e golfi.

La costa, però, non è più debole del mare, qui le montagne si tuffano verticalmente nelle acque; sono montagne uscite dalle viscere della terra, ofioliti, ricche di ferro e magnesio, eruttate come lave sottomarine in epoche remote e dure arenarie macigno di origine sedimentaria.
In tale contesto naturale, poi è arrivato l’uomo che ha dovuto lottare con questi grandi antagonisti naturali: mare e territorio aspro. Nacque così il terrazzamento dei fianchi dei monti per consentire la pratica agricola, beneficiando del clima mite particolarmente adatto alla coltura della vite e dell’ulivo. In particolare, per quanto riguarda le Cinque Terre, come si legge dall’estratto dalla motivazione di appartenenza alla lista dei Patrimoni dell’Umanità dell’Unesco del 1997, ciò diede origine a quella “armoniosa interazione stabilitasi tra l’uomo e la natura per realizzare un paesaggio di qualità eccezionale, che manifesta un modo di vita tradizionale millenario e che continua a giocare un ruolo socioeconomico di primo piano nella vita della società”.

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